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ITALIA – LAZIO – SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA MENTORELLA

DOVE SI TROVA. Il Santuario si trova nell’Italia centrale, nella regione Lazio, in proprossimità dei pasi di Capranica Prenestina, Ciciciliano, Cerreto Laziale e Poli, e distamte circa 23 km da Tivoli e 53 km da Roma. E’ sulle pendici del monte Guadagnolo a circa 1.018 mt di altezza, e la sua parte a strapiombo, si affaccia sulla Valle del Giovenzano.

LA NATURA. Il santuario della Mentorella, oltre ad essere molto apprezzato in quanto importante luogo di preghiera e, come sopra anticipato tra più importanti santuari mariani, è anche un luogo molto conosciuto per la bellezza della natura che lo circonda. Come sopra detto, si trova arroccato sopra uno sperone di roccia, che affaccia su una profonda Vallata che guarda verso l’abruzzo, mentre per quanto riguarda l’arrivo, la strada da percorrere è circondata da tutta una serie di Prati e dei boschi.

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SCEGLIERE LA GIORNATA GIUSTA. È importante scegliere la giornata migliore dal punto di vista climatico, con il tempo bello, o almeno discreto. Infatti non si tratta solo di visitare il Santuario, ma un luogo dove la natura è protagonista. Di seguito troverete il box meteo con le previsioni del tempo a sette giorni con fasce orarie. Molto utili.

 

PRATI ED ALBERI. 

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LA NEVE. Durante la stagione invernale, complice l’altezza, che si ricorda essere a circa 1200 mt sul livello del mare, è facile che si possa incontrare la neve punto. In questa zona, può nevicare anche molto forte, e diventare molto alta. Per tale motivo, quando decidete di andare a visitare il Santuario, ricordatevi sempre di controllare bene le condizioni meteo, in quanto potreste trovare la brutta sorpresa di non poter passare a causa della neve. Comunque portate sempre con voi in macchina le catene. Se invece decidete di andare con un mezzo a due ruote, la raccomandazione diventa ancora più importante, in quanto il fondo stradale potrebbe essere reso molto scivoloso e di conseguenza pericoloso non solo dalla neve, ma anche da ghiaccio.

IL PANORAMA. Una delle caratteristiche del Santuario della Mentorella, è quella del panorama. La sua posizione particolare, che come anticipato si trova sopra uno sperone di roccia, offre una visuale unica. Una volta saliti sulla Scala Santa, per raggiungere la parte più alta del Santuario, vi troverete di fronte ad un vero spettacolo. Tanto per cominciare, il santuario, proprio per il fatto di trovarsi su uno sperone di roccia, ha ai propri piedi un grande strapiombo. Da qui è possibile vedere una immensa vallata, è di fronte a voi la catena degli Appennini.

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Il panorama che si vede dal Santuario

UN PO’ DI STORIAIl Santuario ha una storia molto antica. Non si conoscono bene le origini della sua nascita. Seconda la tradizione è stata edificato dove avrebbe avuto luogo la conversione di San Eustachio, un ufficiale dell’esercito romano di nome Placido, sotto l’Imperatore Traiano, al quale durante una caccia al cervo apparve Cristo, che gli chiese di abbracciare al fede cristiana. Il Santuario passo sotto i Benedettini, per poi venire lentamente dimenticato, per essere poi essere abbandonato per molto tempo. La rinascita del Santuario avviene grazie ai Gesuiti,  ed in particolare a padre Athanasius Kircher,  il quale molto devoto alla Madonna, non risparmio’ risorse per la ricostruzione  della chiesa e dell’annesso convento, oltre tutta una serie di interventi importanti. Il Santuario è attualmente amministrato dell’ordine dei Resurrezionistiche lo acquistarono dallo Stato Italiano nel 1883. 

LA CHIESA DEL SANTUARIO.

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La struttura è a tre navate, con quella centrale più grande e di maggior altezza.

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Ingresso al Santuario

 

 

IL SOFFITTO DELLA CHIESA. Il soffitto di tutte e tre le navate è in legno, sorretto da travi in sempre in legno a vista.

GLI AFFRESCHI.

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Si vedono bene gli parte degli affreschi originali che coprivano la navata centrale e quelle laterali, la cui realizzazione risale ad un periodo vicino a quello della ristrutturazione del 1700.

LA MADONNA CON IL BAMBINO.

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Il cuore del santuario, è certamente la statua della Madonna con il bambino,La Madonna della Grazie. Come si vede bene, e un opera realizzata in legno. Si ritenere che risalga al 13 secolo. Una caratteristica fondamentale è la posizione del bambino Gesù. Diversamente da altre, il fanciullo guarda verso il volto della madre, e porta il braccio sinistro verso il suo viso, invece di dispensare la benedizione, come avviene in altre opere con lo stesso soggetto. La statue e abbastanza grande, in quanto alta 130 cm. È stata oggetto di un restauro nel 1967, ed i tale occasione è stata “ripulita” da una serie di antiestetici rivestimenti che risaliamo alla fine del 1800. Sul capo indossa una grande corona e sul corpo sono presenti numerose pietre di colore blu e di perle, con una lavorazione tondeggiante chiamata “caboshon”. Anche il bambino Gesù indossa sul capo grande corona con delle pietre.


ALTARE DELLA CHIESA

LA VIA CRUCIS
Sui lati delle navate laterali della Chiesa, troverete le scene della passione di Cristo, lavorate in legno.


LE VETRATE COLORATE

LA GROTTA DI SAN BENEDETTO.

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L’INGRESSO DELLA GROTTA VISTA DALL’INTERNO

Un luogo molto interessante, all’interno del Santuario, e La Grotta di San Benedetto. Trovarla è molto semplice. Guardando l’entrata principale della chiesa, e camminando sul vostro lato sinistro, dirigendomi verso la scala santa, e quindi la parte più alta della santuario, troverete dopo poche decine di metri, un piccolo sentiero anch’esso molto breve, che vi condurrà alla grotta. Una volta arrivati, troverete nella parete di roccia una fessura molto stretta, nella quale passa a malapena una persona di corporatura media.

IL SENTIERO CHE PORTA ALLA GROTTA E I TESCHI ALL’INGRESSO DELLA GROTTA

All’ingresso sulla sinistra, incassata nella roccia, si nota suvito, protette da un vetro, numerosi resti di ossa umane, in particolare di crani. Una volta entrati all’interno della grotta, al sistema automatico di accensione illuminare l’interno per alcuni minuti comunque normalmente la sala è illuminata da numerose candele lasciate dai fedeli come segno di devozione. Si scende qualche gradino, per raggiungere il pavimento della grotta stessa e sulla sinistra, troverete un altare, dove In genere i fedeli lasciano anche dei piccoli ex voto delle fotografie per chiedere la grazia e l’intervento della Madonna. La grotta è molto asciutta, e non fa freddo, ma bisogna però sempre comunque conto della stagione in cui la si visita. La grotta prende questo nome, proprio perché, per un periodo di circa 2 anni,  San Benedetto dimorò al suo interno, utilizzandola come umile abitazione.

LA SCALA SANTA.

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Una volta finita la visita alla grotta di San Benedetto, tornate sui vostri passi, e raggiungete la parte più alta del santuario. Per fare ciò dovete necessariamente passare per la scala santa, che collega la parte più bassa della santuario, dove si trova la chiesa dedicata alla madonna, con quella più alta. La scala santa, è abbastanza ripida, ed è l’unico passaggio per raggiungere la parte sommitale del santuario. Fate molta attenzione durante, perché potrebbe esserci la neve o potrebbe essere coperta di ghiaccio. La scala santa concede Inoltre l’indulgenza plenaria a chi la percorre, a determinate condizioni.


IL PICCOLO CIMITERO.

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Una volta terminata la scala santa, vi troverete in un piccolo spiazzo che da su una magnifica vista sulla Vallata sottostante. Trattenetevi qui per fare foto e per osservare la magnificenza della visuale. Continuando a salire, incontrerete un ulteriore spiazzo, dove in basso a destra noterete la presenza di un piccolo cimitero punto in questa area non molto grande, sono sepolti i resti di tutti i priori che sono stati messi a capo del Santuario. Leggendo le date di nascita e di morte degli stessi, noterete che la maggior parte di loro ha avuto vita lunga.

LA PARTE PIÙ ALTA. Superato il cimitero, si entra immediatamente nella parte più alta di tutto quanto il santuario. Si tratta di un piccolo spazio circondata da muri, da cui si gode un magnifico panorama, si può vedere da una parte la vallata sottostante lo strapiombo su cui è costruito il santuario punto. Dall’altra parte invece è possibile vedere la zona da cui siete venuti, e che è occupata dalla chiesa e da altre aree del Santuario stesso. Su questa area, è presente anche il piccolo campanile, con due campane. Evitate di suonare, per rispettare questo luogo di preghiera.

 

CROCE DAVANTI AL SANTUARIO.

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Lasciando il Santuario, oppure ad inizio della visita stessa, potete salire alla piccola collina che si trova di fronte alla Chiesa di dedicata a Santa Maria della Grazie. Si tratta di fare poche decine di metri, ma la salita è impegnativa a causa del fondo in pietra molto dissestato.

LA SALITA CON FONDO IN PIETRA CHE PORTA ALLA CROCE

Color che hanno problemi di deambulazione devono fare particolare attenzione, cosi le donne che indossano scarpe con i tacchi. E’ molto facile cadere. Se non siete sicuri durante la salita e la discesa, chiedete aiuto a qualcuno. Cadere sarebbe una brutta esperienza. Sulla sommità della collina si trova una grande croce in ferro con un altare che guarda verso il Santuario.

PERSONE DIVERSAMENTE ABILI – ANZIANI. Il Santuario è su due livelli, come si vede bene dalle immagini, ma questa sua caratteristica può presentare qualche problema per coloro che hanno problemi di deambulazione. Per la Chiesa nessun problema, in quanto il percorso è molto agevole, la per raggiungere la parte più alta di deve necessariamente passare per la scala santa, e non sono presenti ascensori o altro. Anche la Grotta di San Benedetto presente alcuni problemi, il quanto il piccolo sentiero è stretto, e l’ingresso al suo interno complicato. 

IL PARCHEGGIO. Per parcheggiare i vostri veicoli, ricordate che all’interno del santuario, non è possibile. Nonostante la presenza di un ampio spazio, i posti auto sono riservati. Comunque non ci sono particolari problemi, in quanto, in prossimità dell’ingresso del santuario, ad una distanza di circa una cinquantina di metri, è presente un’ampia area per il parcheggio. Si tratta di una zona in terra battuta e brecciolino ricavata in una curva della strada che porta al santuario. Ovviamente i posti non sono infiniti, per cui ricordatevi che soprattutto nei giorni di festa e il sabato e la domenica, il parcheggio tende a riempirsi rapidamente, in quanto il santuario è una meta molto richiesta. Comunque, in questo caso, è possibile lasciare la macchina anche sui lati della strada che conduce al santuario.

PARCHEGGIO

DOVE MANGIARE. Per mangiare  ricordate che presso il Santuario non ci sono bar, ristoranti o punti di ristoro. per cui per cui o portate qualcosa con voi, oppure vi potete recare presso il piccolo paese di Guadagnolo, vicino al Santuario, dove sono presenti due ristoranti. Ricordatevi però di prenotare, perché il Santuario è una meta molto gettonata, per cui potreste rischiare di non trovare posto, soprattutto durante il sabato e la domenica. Se poi siete un folto gruppo, la prenotazione è d’obbligo. Dopo le foto, la mappa di GOOGLE MAPS per raggiungere il paese. Usate il vostro dispositivo come un navigatore GPS.

Il paese di Guadagnolo

 

LE MUCCHE.

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Andando e tornando ad al santuario della Mentorella, lungo la strada, incontrerete, quasi sicuramente, gruppi di mucche. questi animali, In pratica sono presenti tutto l’anno in queste zone, in quanto molte di queste aree, sono dedicate al pascolo. Sono animali mansueti, non pericolosi, ma una raccomandazione è di evitare di avvicinarci incautamente. Bisogna fare particolare attenzione nel caso in cui incontriate una mucca con il vitellino. tendono ad essere molto protettive, è per difendere il proprio piccolo, potrebbero diventare aggressive, e sono molto grandi. È facile anche incontrarle sul ciglio della strada mentre camminano o saltano per mangiare qualcosa punto se vi avvicinate con la macchina o con un altro veicolo per fare qualche fotografia, non ci sono problemi.

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IL TRAMONTO. Se avete tempo, tempo Cercate di restare fino all’ora del tramonto. dal monte guadagnolo, È possibile assistere allo spettacolo meraviglioso di un tramonto fuori dal comune.

Ai prossimi appunti di viaggio. 

 

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